Il gigante del Pleistocene ha un volto: risolto dopo due secoli l'enigma del bradipo brasiliano

Carlo Rossini 28 Mag 2026


Per quasi duecento anni la sua identità è rimasta avvolta nel mistero, basata solo su una manciata di indizi. Oggi, grazie a una ricerca internazionale a cui partecipa l'Università Statale di Milano, la paleontologia è finalmente riuscita a dare un volto e una storia all'Ocnotherium giganteum, un colossale bradipo terrestre che popolava il Sudamerica durante il Pleistocene.

Lo studio, pubblicato sullo Zoological Journal of the Linnean Society, rappresenta la ricostruzione più completa mai realizzata di questo gigante preistorico, risolvendo un giallo scientifico iniziato a metà dell'Ottocento.

Dalle grotte del Brasile alla svolta scientifica
Il mistero ebbe inizio intorno al 1850, quando nelle grotte del Minas Gerais, in Brasile, vennero ritrovati pochissimi denti isolati. Troppo poco per un'attribuzione certa: gli esperti ipotizzarono che appartenessero a un antico bradipo, ma senza prove solide l'animale rimase un fantasma della preistoria.

La svolta è arrivata grazie alle recenti spedizioni del paleontologo Càstor Cartelle (della Pontifícia Universidade Católica di Minas Gerais), che nelle stesse grotte ha recuperato nuovi straordinari fossili, tra cui scheletri parziali e un cranio quasi integro.

Questo tesoro biologico ha permesso al team internazionale – guidato da François Pujos del CONICET di Buenos Aires, insieme a Dawid Adam Iurino della Statale di Milano e Alberto Boscaini dell'Università di Buenos Aires – di analizzare i resti di ben otto individui, ricostruendo il 90% dell'intera anatomia scheletrica dell'animale.

L'identikit del colosso da due tonnellate
I dati emersi delineano il profilo di un mammifero spettacolare:

Peso: Quasi due tonnellate.

Anatomia: Un cranio massiccio e una dentatura unica nel suo genere.

Postura: Camminava abitualmente a quattro zampe, ma era in grado di sollevarsi sugli arti posteriori in una posizione semi-eretta per intimorire i predatori o difendersi.

"Questo lavoro dimostra che l'Ocnotherium giganteum era una specie a sé stante, ben distinta da parenti famosi come il Mylodon o il Megatherium, ed era un animale unico ed endemico della costa atlantica brasiliana", spiega il paleontologo Alberto Boscaini.

Segreti svelati dalla tecnologia 3D e dalla Tac
A svelare i dettagli più intimi del bradipo è stata la tecnologia digitale. Il professor Dawid Adam Iurino ha eseguito sofisticate analisi tomografiche sui fossili, ricostruendo in 3D le strutture interne del cranio (cervello, orecchio interno, vasi sanguigni e nervi) senza danneggiare i reperti.

Le Tac hanno rivelato che l'animale possedeva bulbi olfattivi enormi. Questo significa che l'Ocnotherium aveva un olfatto formidabile, fondamentale per orientarsi, trovare il cibo, scovare i partner e avvertire il pericolo.

L'incontro (e lo scontro) con i primi Homo sapiens
Lo studio ha portato alla luce anche un dettaglio storico ed ecologico straordinario, emerso dall'analisi ravvicinata di un omero. Sulla superficie dell'osso sono stati individuati evidenti segni di taglio, una prova schiacciante del fatto che questo gigante fu macellato e consumato dai primi uomini che colonizzarono il continente.

Come sottolinea il coordinatore François Pujos, l'incisione conferma l'interazione diretta e la coesistenza tra gli esseri umani e la megafauna brasiliana nel Pleistocene, prima che questi enormi mammiferi si estinguessero definitivamente circa 12.000 anni fa.

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