Poiché queste strutture ossee non cambiano nel tempo, conservano per sempre la traccia chimica del luogo in cui si è cresciuti. Confrontando questi dati con i valori del terreno in cui l'individuo è stato sepolto, gli scienziati possono capire se si trattasse di un nativo del luogo o di un immigrato. Infine, proiettando questi dati sugli isoscape (mappe che mostrano la distribuzione dello stronzio nel mondo), è possibile ipotizzare le regioni di provenienza.
L'innovazione: calcolare i tempi di cammino con il QGIS
Tuttavia, i soli dati chimici non bastano a rivelare i reali percorsi scelti dai gruppi umani. Per superare questo limite, il team della Sapienza (che ha visto la collaborazione tra il Dipartimento di Scienze dell’Antichità e il BIOANTH Lab del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali) ha introdotto una svolta metodologica, integrando la geochimica con il calcolo dei tempi di percorrenza a piedi sul territorio attraverso il software di analisi geografica QGIS.
Alla ricerca hanno partecipato anche esperti delle Università di Bologna, Modena e Reggio Emilia (MeGic lab), della Columbia University, del CNR-ISPC e dell'Accademia Polacca delle Scienze.
"Il nostro avanzamento metodologico consiste nel legare i dati isotopici ai tempi medi di cammino nel territorio, stimati in ambiente QGIS", spiega Emma Stuart, dottoranda alla Sapienza e prima firma dello studio. "Otteniamo così modelli di mobilità molto più efficaci, basati su tre livelli: il paesaggio locale, lo spazio accessibile in una giornata di cammino e le rotte a grande distanza. Si tratta di un approccio flessibile e modulabile in base alle domande del caso di studio".
Nuove frontiere e controllo rigoroso dei dati
Federico Lugli dell’Università di Modena e Reggio Emilia (ateneo pioniere nella creazione dei primi isoscape italiani) evidenzia come lo studio della mobilità antica sia oggi una delle frontiere più avanzate dell'archeologia, con ricadute importanti anche in settori diversi come l’ecologia animale, la paleontologia e le scienze forensi.
Lo studio mette anche l'accento sulla prudenza metodologica. Alessandro Vanzetti, docente del Dipartimento di Scienze dell’antichità e coordinatore del progetto, sottolinea che la ricerca ha analizzato l'affidabilità dei diversi campioni usati per creare le mappe (come i resti umani rispetto a quelli dei grandi mammiferi):
"Gli isoscape sono strumenti dal potenziale informativo straordinario, ma vanno usati con cautela, applicando nuovi approcci come il nostro e verificando rigorosamente i dataset di partenza".
I test sul campo: Fermo e Monterenzio Vecchio
Il nuovo modello è stato testato con successo su due importanti siti italiani dell'età del Ferro:
Fermo (nelle Marche, frequentato tra il IX e il V secolo a.C.)
Monterenzio Vecchio (in Emilia-Romagna, risalente al IV-III secolo a.C.)
L'applicazione del metodo non solo ha confermato le tesi precedenti, ma in alcuni casi ha permesso di reinterpretare i dati in modo nuovo, dimostrando quanto sia vitale l'evoluzione delle tecniche d'indagine.
Incrociando l'identità biologica delle persone con la geografia reale, gli scienziati possono finalmente comprendere i motivi profondi delle grandi migrazioni storiche e individuare con precisione le aree geografiche in cui concentrare gli scavi futuri per trovare nuove risposte.



