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Nel lavoro si dimostra che l’andamento dell’epidemia è stato determinato principalmente da fattori climatici e legati alla mobilità umana ​. Altro importante riconoscimento internazionale per la Fondazione Bruno Kessler nell’ambito degli studi sulla diffusione dei virus. I risultati di un lavoro scientifico sul virus Zika condotto dai ricercatori FBK Stefano Merler e Piero Poletti, in collaborazione con la Fondazione ISI di Torino, l’Università Northeastern di Boston, l’Università della Florida e l’Università di Washington, sono stati pubblicati sull’ultimo numero della rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), una delle più citate al mondo nel campo della ricerca. Il virus Zika è trasmesso principalmente dalle zanzare Aedes. L’infezione nell’uomo si manifesta generalmente con sintomi molto blandi, come febbre leggera, rash cutaneo o congiuntivite, ed è completamente asintomatica in circa l’80% dei casi. Ciò nonostante, ha generato molto allarme l’associazione tra virus Zika e casi di microcefalia osservati in neonati da madri infette durante la recente epidemia del 2015-2016 in Sudamerica.

Pubblicato in Medicina

Some cows are more at risk for SARA than others

 

Cattle with subacute ruminal acidosis suffer from a number of low-level ailments that affect productivity. A research team led by University of Illinois scientists has documented changes in pH, microbiome, and rumen epithelial cells in SARA-affected cows. Results indicate that some animals may be predisposed to SARA because of an overabundance of certain bacteria. Scientists are not sure why some cows develop the condition known as subacute ruminal acidosis, or SARA, but producers know it causes a number of minor symptoms that add up to major problems over time. “Subacute ruminal acidosis is what happens when the pH of the rumen – the large compartment of a cow’s stomach – gets too low. It’s not severe, but it’s lower than ideal. It’s difficult to detect. Because of that, we don’t have a great understanding of how it happens and what are the contributing factors,” says assistant professor of animal sciences Josh McCann.

Pubblicato in Scienceonline
Mercoledì, 26 Aprile 2017 08:14

Geophagy: Eating soil could harm babies

Excessive lead concentration: nearly 5x the levels found in newborns in Austria

 

Up to 80% of people in Africa, especially women, regularly eat clayey soil – this habit is known as geophagy. A previous study conducted at MedUni Vienna has already shown that it is a form of craving. Now researchers from the Center for Public Health and the Institute of Medical Genetics at MedUni Vienna have shown that this practice can also be detrimental to health: pregnant women who consume particular types of soil display higher levels of lead contamination – as do their babies. That is the finding of a study that was produced for the dissertations of two students (Rosina Glaunach and Coloman Deweis) of MedUni Vienna and that has now been published in "Environmental Research".

Pubblicato in Scienceonline

The subjects’ brain areas functioned more smoothly when they watched the films in longer segments. Image: Juha Lahnakoski

 

The brain works most efficiently when it can focus on a single task for a longer period of time. Previous research shows that multitasking, which means performing several tasks at the same time, reduces productivity by as much as 40%. Now a group of researchers specialising in brain imaging has found that changing tasks too frequently interferes with brain activity. This may explain why the end result is worse than when a person focuses on one task at a time. ‘We used functional magnetic resonance imaging to measure different brain areas of our research subjects while they watched short segments of the Star Wars, Indiana Jones and James Bond movies,’ explains Aalto University Associate Professor Iiro Jääskeläinen.

Pubblicato in Scienceonline

Le tre drosofile rappresentate nella figura hanno la stessa sequenza di DNA ma i loro occhi sono di colore differente a causa di une perturbazione transitoria del loro stato epigenetico che si traduce in una modificazione del livello di repressione, dipendente dai geni Polycomb, di un gene responsabile del colore degli occhi.

 

Il laboratorio di Giacomo Cavalli, all’Istituto di Genetica Umana di Montpellier (Università di Montpellier e CNRS), in collaborazione con l’INRA[1], ha dimostrato utilizzando la drosofila l’esistenza di un’eredità epigenetica[2] transgenerazionale. Modificando in maniera transitoria la funzione delle proteine del gruppo Polycomb, la cui funzione è essenziale nello sviluppo, i ricercatori hanno ottenuto delle linee caratterizzate da occhi di colore differente in presenza della stessa sequenza di DNA. Queste differenze dipendono da un grado variabile di repressione genica dipendente dalle proteine Polycomb, che può essere ereditato in modo stabile ma reversibile. Questa eredità epigenetica si applica a linee transgeniche ma anche naturali e può essere modificata dalle condizioni ambientali come la temperatura di crescita. Questi risultati sono pubblicati nella rivista Nature Genetics il 24 Aprile 2017.

Pubblicato in Scienceonline

 

Researchers at LSTM have found that mosquitoes that lose multiple legs after contact with insecticide may still be able to spread malaria and lay eggs.

WHO guidelines for testing of long-lasting insecticidal nets are widely used by scientists when comparing the efficacy of different bed nets or measuring the susceptibility of different mosquito populations. Leg loss is a common outcome of insecticide exposure, and these guidelines dictate that mosquitoes that survive insecticide exposure with fewer than three legs should be considered dead. The implicit assumption is that these mosquitoes are unable to bite humans, and therefore do not contribute to malaria transmission. However, a study, published today in Scientific Reports, examined whether leg loss inhibits mosquito biting, revealing that one and two legged mosquitoes can both bite a human hand and lay eggs thereafter.

Pubblicato in Scienceonline

 

 

 

 

A diagram of the “unroofing” technique, which is one of the recommended surgical interventions discussed in the guidelines.

Researchers are still trying to fully understand anomalous aortic origin of a coronary artery (AAOCA) and its relationship to adverse health outcomes in humans, especially children. Using the most up-to-date literature, as well as the input of leading experts in the field, the American Association for Thoracic Surgery (AATS) has released practical guidelines for the identification and treatment of AAOCA, including an overview of the latest data surrounding population-based risk. Targeting young athletes, new recommendations for testing and treatment of anomalous aortic origin of a coronary artery published in The Journal of Thoracic and Cardiovascular Surgery.

Pubblicato in Scienceonline
Venerdì, 21 Aprile 2017 13:31

Cellulari e tumori: conversazioni a rischio?

Puntualmente arrivano sui giornali e in televisione segnali di allarme sull'uso dei cellulari, che secondo alcuni potrebbero favorire lo sviluppo di tumori, soprattutto al cervello.Sono timori fondati?

L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione (IARC) ha annunciato il 31 maggio 2011 che un gruppo di 31 scienziati esperti di radiazioni elettromagnetiche e provenienti da 14 paesi, si è riunito a Lione per valutare i risultati di tutti gli studi già pubblicati, volti ad accertare "il rischio cancerogeno potenziale dovuto all'esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza" (per intenderci, quelli provocati dalle radiazioni non ionizzanti emesse dai telefoni senza fili, ma anche dai segnali radio-televisivi, dai radar e dai forni a microonde).

Pubblicato in Medicina
Venerdì, 21 Aprile 2017 12:00

Orbita a rischio febbre

Nuove ricerche prendono di mira il sistema immunitario degli astronauti sulla ISS: la microgravità, avvertita dal corpo umano come situazione stressogena, li espone a maggiori rischi per la salute a causa di un deficit immunitario. Viaggi spaziali, occhio all’influenza. Ammalarsi non è divertente per nessuno ma per alcuni può rappresentare un serio problema, soprattutto se il dottore non è propriamente a portata di mano: lo sanno bene gli astronauti che abitano la Stazione Spaziale che, vivendo in condizioni di microgravità per lunghi periodi, sono maggiormente esposti al rischio di stress immunitario e perciò più soggetti a malattie. Proteggere la salute dell’equipaggio in orbita sopra la Terra e, in prospettiva futura, abilitare nuove leve a impegnative crociere alla volta di Marte, è una priorità per la NASA quanto per le altre Agenzie spaziali. Recenti ricerche, condotte a bordo del laboratorio ISS, esaminano dettagliatamente il sistema immunitario degli astro-esploratori residenti, con l’obiettivo di comprendere le risposte del corpo umano allo spazio e la suscettibilità del gruppo astronauti alle malattie.

Pubblicato in Astronomia

A study on mice has yielded promising results about the potential benefits of strawberries in preventing or treating breast cancer.


A study by European and Latin American researchers has shown that strawberry extract can inhibit the spread of laboratory-grown breast cancer cells, even when they are inoculated in female mice to induce tumours. However, the scientists do point out that these results from animal testing can not be extrapolated to humans. Past investigations have shown that the ingestion of 500 g of strawberries (between 10 and 15 strawberries) per day offers antioxidant and anti-inflammatory benefits and reduces blood cholesterol levels. Now, a new study published in the open-access journal 'Scientific Reports' presents promising results on the potential positive effects of the fruit to prevent or treat breast cancer.

Pubblicato in Scienceonline

Medicina

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