I vantaggi di questo approccio sono evidenti:
Zero solventi chimici: l'estrazione usa solo acqua e tecnologie fisiche.
Resa proteica elevata: gli ultrasuoni rompono le barriere cellulari, permettendo di ottenere estratti che superano il 50% di contenuto proteico dopo la purificazione.
Profilo nutrizionale ricco: le polveri liofilizzate contengono aminoacidi essenziali e di grande interesse nutrizionale, come glutammato, arginina e leucina.
Il nodo della sicurezza: THC quasi azzerato
Uno dei principali ostacoli commerciali legati alla canapa è la presenza di THC (il principio attivo psicotropo). Quando si concentrano gli estratti vegetali, anche tracce minime rischiano di superare le soglie di legge.
"L'obiettivo era duplice: ottenere estratti ricchi di proteine e aminoacidi e verificare l'assenza di livelli problematici di THC", spiega il prof. Stefano Dall'Acqua, autore della ricerca e docente presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova. "Le analisi hanno mostrato che gli estratti ottenuti presentano livelli di THC assenti o estremamente bassi, ampiamente inferiori ai limiti previsti per la canapa industriale".
Sostenibilità e lo scoglio del "Novel Food"
In molte coltivazioni, una volta raccolti i semi, enormi quantità di infiorescenze rimangono sul campo diventando un rifiuto e un problema gestionale per gli agricoltori. Trasformare questo scarto in materia prima riduce l'impatto ambientale e genera una nuova filiera economica a costo quasi zero.
Prima di vedere queste polveri nei nostri piatti, resta però da superare l'esame della burocrazia. Trattandosi di ingredienti innovativi derivati dalle infiorescenze, l'immissione in commercio nell'Unione Europea richiederà l'approvazione secondo la rigida normativa sui "novel food", l'iter necessario a certificare l'assoluta sicurezza del prodotto per la salute dei consumatori.



