Plinio aveva ragione: il Vesuvio tara l’orologio dell’argon

Guido Donati 01 Ott 2026


Otto cristalli di sanidino raccolti a Oplontis datano l’eruzione del 79 d.C. a 1938 anni prima della misura, con un margine di 13. Il calendario dice 1946. Lo scarto è di otto anni, e serve a rifare i conti sulla storia della Terra.

Età dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. misurata con il metodo argon-argon su otto campioni di sanidino (in blu, con una deviazione standard) ed età storica ricavata dalla data del 24 agosto 79 riportata da Plinio il Giovane (in arancio), entrambe in anni prima della misura, eseguita nel 2025. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Renne P.R. et al., Science Advances 2026, doi 10.1126/sciadv.aeg2624. Grafico originale della redazione; i dati numerici non sono soggetti a copyright.


Nell’agosto del 79 Plinio il Giovane aveva diciassette anni. Anni dopo scrisse due lettere sulla morte dello zio, Plinio il Vecchio, ucciso dall’eruzione del Vesuvio. In una di quelle lettere l’inizio dell’eruzione cade il nono giorno prima delle calende di settembre, il 24 agosto.
Quella data è diventata uno strumento di laboratorio. Paul Renne, del Berkeley Geochronology Center e dell’Università della California a Berkeley, con sei colleghi, fra cui Andrea Marzoli dell’Università di Padova, l’ha usata per tarare la datazione argon-argon, uno dei due grandi orologi con cui i geologi danno un’età alle rocce. Il lavoro è uscito su Science Advances il 25 settembre 2026.
Il metodo sfrutta il potassio-40, un isotopo radioattivo del potassio che col tempo produce argon-40, un gas. Finché il magma è fuso l’argon se ne va. Quando la lava si raffredda e i cristalli si formano, l’argon prodotto da quel momento resta chiuso dentro. In laboratorio i campioni vengono irraggiati con neutroni, che trasformano una parte del potassio stabile in argon-39. Il rapporto fra i due isotopi dell’argon dà l’età: più argon-40, più vecchio il cristallo.


I campioni vengono da Oplontis, l’insediamento romano sepolto insieme a Pompei. Marzoli li raccolse nel 1998. È pomice della prima fase dell’eruzione, più ricca di potassio di quella che lo stesso gruppo aveva usato in uno studio del 1997, e rimasta in magazzino per quasi trent’anni. Otto campioni di sanidino, un feldspato ricco di potassio, hanno dato un’età di 1938 anni prima della misura, eseguita nel 2025, con una deviazione standard di 13 anni. Contata dal 24 agosto del 79, l’età vera è di 1946 anni. La misura resta otto anni sotto il valore storico, dentro il proprio margine. La precisione è dello 0,7 per cento, lo scostamento dal valore atteso dello 0,4.


La data di Plinio non è pacifica. Alcuni storici spostano l’eruzione all’autunno, anche sulla base di una moneta trovata a Pompei che secondo loro non poteva essere stata coniata prima di settembre. Caroline Hasler, dottoranda nel gruppo di Renne, ha confrontato quella moneta con altre emissioni dello stesso periodo e l’ha giudicata coniata prima. Nel paper gli autori concludono che non c’è una ragione solida per dubitare dei racconti di Plinio e di Cassio Dione. Per prudenza hanno comunque concesso alla data un margine di due mesi.
Il secondo risultato riguarda il potassio-40 stesso. Il gruppo ricava per il suo decadimento in argon-40 un tempo di dimezzamento di 12,044 miliardi di anni, più o meno 0,088, e lo dice due volte più preciso del valore ottenuto finora dalla fisica nucleare. Il numero va letto con attenzione. Il potassio-40 decade per due strade, per lo più in calcio, in parte minore in argon, e il suo tempo di dimezzamento complessivo è di circa 1,25 miliardi di anni. I 12 miliardi riguardano il solo ramo che porta all’argon, quello su cui si regge l’orologio. Qui il margine di due mesi sulla data storica pesa: sulla taratura del metodo conta poco, sul tempo di dimezzamento conta.


A che serve uno scarto di otto anni su duemila? Renne risponde che una precisione maggiore permette di stabilire con più sicurezza l’ordine degli eventi nella storia geologica, per esempio fra l’impatto di un meteorite e un’estinzione di massa. Una decina d’anni fa il suo gruppo aveva datato con lo stesso metodo l’impatto di fine Cretaceo, le grandi eruzioni dell’India e la scomparsa dei dinosauri non aviani: tre eventi chiusi in poche decine di migliaia di anni, intorno a 66 milioni di anni fa.
C’è anche una ricaduta più vicina. Il comunicato dell’università cita Napoli, insieme a Città del Messico e a Yogyakarta, fra le aree dove una datazione più fine delle eruzioni recenti aiuta a ricostruire la storia di vulcani ancora attivi. Gli autori parlano di un’accuratezza ormai decennale per le eruzioni di epoca storica.
Il limite è dichiarato. La taratura poggia su una sola eruzione e su una data che viene da un testo, non da uno strumento. Il lavoro entra in uno schema statistico bayesiano, pubblicato dallo stesso gruppo nel 2025, che cerca di mettere d’accordo l’argon-argon con il metodo uranio-piombo, l’altro grande orologio delle rocce. Finora i due metodi non hanno sempre dato risultati coerenti, e il Vesuvio entra in quel calcolo con un peso maggiore di prima.
Plinio scriveva per raccontare come era morto un uomo. Ha lasciato una data che oggi misura il tempo profondo.


Bibliografia
Renne P.R., Cassata W.S., Hasler C.E.J., Carter J.N., Fuentes A.J., Tholt A.J., Marzoli A., «Pliny the Younger advances geochronology», Science Advances, 12, 39, eaeg2624, 25 settembre 2026. doi: 10.1126/sciadv.aeg2624
University of California, Berkeley, «The eruption that destroyed Pompeii is helping scientists date Earth’s history», Berkeley News, 25 settembre 2026 (comunicato stampa; ripreso da ScienceDaily il 30 settembre 2026).



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