Infezioni in gravidanza e autismo, un rischio alto su numeri piccoli

Stefano Fantini 05 Ott 2026


Su 3,7 milioni di nati in Svezia, 975 avevano un’infezione congenita del gruppo TORCH. In quei bambini le diagnosi di autismo compaiono con una frequenza tripla, quelle di disabilità intellettiva più che settupla. Le infezioni sono rare, e il «triplo» va letto con i suoi limiti.
In Svezia nascite, diagnosi, voti scolastici e morti finiscono in registri nazionali. Hugo Sjöqvist e quattro colleghi del Karolinska Institutet di Stoccolma hanno collegato quei registri per tutti i nati nel paese fra il 1987 e il 2021. Sono 3.666.002 persone. Di queste, 975 avevano una diagnosi di infezione congenita, cioè trasmessa dalla madre al figlio. Sono meno di 3 ogni 10.000 nati.


Le infezioni dello studio appartengono al gruppo che i pediatri chiamano TORCH, una sigla per le infezioni materne che possono raggiungere e danneggiare il feto. Nello studio sono quattro, il citomegalovirus, il Toxoplasma gondii, il virus della rosolia e i virus dell’herpes simplex. Sono infezioni diagnosticate da un medico e registrate. Le infezioni passate inosservate non entrano nel conto.
Il lavoro è uscito su JAMA Pediatrics il 21 settembre 2026. Gli esposti sono stati seguiti in media per 18,7 anni, gli altri per 20,5, fino alla morte, all’emigrazione o alla fine del 2023. Il risultato è espresso in hazard ratio, il rapporto fra la velocità con cui una diagnosi compare in due gruppi seguiti nel tempo. Un valore di 1 significa nessuna differenza.
Per l’autismo l’hazard ratio è 3,10, con un intervallo di confidenza al 95 per cento fra 2,55 e 3,76. È il «triplo» del titolo di ScienceDaily. Il dato si divide in due parti diverse. Per l’autismo accompagnato da disabilità intellettiva l’hazard ratio sale a 6,23. Per l’autismo senza disabilità intellettiva scende a 1,97. Il legame è più forte dove c’è anche un danno cognitivo.
Per la disabilità intellettiva l’hazard ratio complessivo è 7,22. Cresce con la gravità. È 3,01 per le forme lievi e 23,51 per quelle gravi o profonde, con un intervallo fra 18,06 e 30,60. Il comunicato del Karolinska parla di un rischio fino a 30 volte più alto. Trenta è il margine superiore dell’intervallo, non la stima.
Gli autori hanno ripetuto l’analisi fra fratelli pieni, uno esposto all’infezione e l’altro no. Il confronto toglie di mezzo ciò che una famiglia condivide, una parte dei geni, la casa, il reddito, le abitudini. Nell’autismo il valore resta 3,19, con un intervallo largo, fra 1,97 e 5,15. Per la disabilità intellettiva sale a 11,28, fra 5,97 e 21,33. Gli intervalli larghi sono il segno di pochi casi.

 

 

 

Hazard ratio, con intervallo di confidenza al 95 per cento, di autismo e disabilità intellettiva nei nati in Svezia fra il 1987 e il 2021 con un’infezione congenita TORCH diagnosticata (975) rispetto ai non esposti; in arancio i confronti fra fratelli. Scala logaritmica, la linea verticale a 1 indica nessuna differenza. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Sjöqvist H. et al., JAMA Pediatrics 2026, doi 10.1001/jamapediatrics.2026.4229 (dati dall’abstract dell’editore). Grafico originale della redazione.


Per il disturbo ossessivo-compulsivo lo studio non trova associazioni coerenti. Per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività un’associazione compare nella popolazione e si attenua nel confronto fra fratelli. Il comunicato riassume entrambi i casi come assenza di legami chiari. A 16 anni i ragazzi esposti avevano voti scolastici più bassi di 1,5 punti sulla scala standardizzata svedese.
L’abstract non dice quanti dei 975 bambini abbiano ricevuto una diagnosi di autismo. Senza quel numero il rischio assoluto resta fuori dallo studio letto. Un ordine di grandezza si può avere da un dato esterno. In Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, l’autismo riguarda un bambino ogni 77. Una frequenza tripla porterebbe a circa uno ogni 25. È un conto di redazione, fatto su un altro paese e con un hazard ratio trattato come un rapporto di rischi, e vale solo come scala.
Il testo integrale era dietro accesso riservato. Le cifre di questo articolo vengono dal riassunto strutturato che l’editore ha depositato nei registri bibliografici. Finanziamenti, conflitti di interesse, numeri per singolo agente infettivo e limiti dichiarati dagli autori non sono stati letti.


Le conclusioni degli autori indicano la prevenzione delle infezioni trasmesse in gravidanza. L’abstract non divide i risultati per agente infettivo, e il peso di ciascuno resta da leggere nel testo integrale. Per la rosolia esiste un vaccino. Il comunicato ricorda che queste infezioni spiegano una parte piccola dei casi di autismo. I bambini con un’infezione TORCH diagnosticata, su 3.666.002 nati, erano 975.


Bibliografia
Sjöqvist H., Dalman C., Mataix-Cols D., Gardner R.M., Karlsson H., «Congenital TORCH Infections and Neurodevelopmental Outcomes», JAMA Pediatrics, pubblicato online il 21 settembre 2026 (volume, fascicolo e pagine non indicati nei metadati consultati; licenza non indicata). doi: 10.1001/jamapediatrics.2026.4229
Istituto Superiore di Sanità, Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico, pagina istituzionale (dato «in Italia un bimbo ogni 77», comunicato ISS del 1° aprile 2019), osservatorionazionaleautismo.iss.it.
Karolinska Institutet, comunicato stampa, ripreso da ScienceDaily il 23 settembre 2026 con il titolo «Rare pregnancy infections may triple the risk of autism» (fonte secondaria).


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