Il diabete di tipo 1 non ha età: la sfida della diagnosi negli adulti e negli anziani

Emma Bariosco 09 Giu 2026


Il diabete di tipo 1 è sempre stato considerato, nell'immaginario comune, una malattia esclusiva dell'infanzia. In realtà, questa patologia autoimmune può manifestarsi frequentemente anche in età adulta, spesso superati i 30 anni. In questa fascia anagrafica, però, il rischio di una mancata diagnosi o di un'errata classificazione come diabete di tipo 2 (non autoimmune) è molto alto, con pesanti ripercussioni sulla tempestività e sull'efficacia delle cure.

A fare luce su questo fenomeno è un articolo pubblicato sulla rivista Diabetes Care, coordinato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la University of Exeter. Lo studio analizza come l’età influenzi lo sviluppo, la diagnosi e la gestione della malattia lungo tutto l'arco della vita.

Un'unica malattia, contesti biologici differenti
Le prove scientifiche attuali indicano che il diabete di tipo 1 rappresenta un continuum biologico. Le differenze nei sintomi e nel decorso osservate con l’avanzare dell’età non dipendono da forme diverse di malattia, ma dal cambiamento del contesto biologico in cui l'organismo si trova. Fattori come l’invecchiamento del sistema immunitario, le modificazioni del pancreas e l’aumento dell’insulino-resistenza condizionano il modo in cui la patologia si manifesta.

"Una quota rilevante dei casi viene diagnosticata in età adulta, ma spesso non viene riconosciuta correttamente, causando ritardi terapeutici", spiega la dott.ssa Alessandra Petrelli, prima autrice dell'articolo e ricercatrice alla Statale di Milano. "È necessario un approccio diagnostico più preciso, che integri autoanticorpi, C-peptide e dati clinici, ma serve anche estendere agli adulti i programmi di screening per ridurre gli errori di classificazione e avviare interventi preventivi mirati".

L'aumento della prevalenza tra gli over 65
Se da un lato il numero di nuovi casi in età adulta rimane stabile, dall'altro la prevalenza della malattia è in forte crescita, in particolare tra le persone dai 65 anni in su, grazie al netto miglioramento della sopravvivenza dei pazienti. Questa dinamica introduce nuove e complesse sfide assistenziali.

Negli anziani, la gestione della terapia deve fare i conti con diverse problematiche specifiche:

Fragilità e multimorbidità: la coesistenza di altre patologie croniche.

Declino cognitivo e disabilità sensoriali: fattori che complicano l'autogestione quotidiana.

Rischio ipoglicemia: la necessità di personalizzare gli obiettivi terapeutici mettendo al primo posto la sicurezza del paziente.

Le sfide per la medicina del futuro
Migliorare la precisione diagnostica e colmare i vuoti di conoscenza su questa specifica fetta di popolazione sono ormai priorità assolute per la comunità scientifica.

Come conclude il prof. Paolo Fiorina, ordinario di Endocrinologia alla Statale di Milano: "L'aumento della prevalenza del diabete di tipo 1 nelle età più avanzate richiede una gestione sempre più su misura, orientata alla prevenzione delle ipoglicemie e al mantenimento di una buona qualità della vita".

Ultima modifica il Lunedì, 08 Giugno 2026 09:06
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