Il bersaglio: la proteina "identikit" del tumore
Il cuore della scoperta risiede nell'interazione tra il farmaco e una proteina specifica chiamata tmCLIC1 (Chloride Intracellular Channel 1 nella sua forma di membrana).
Questa proteina rappresenta un bersaglio ideale per due motivi:
Selettività: È abbondantemente presente nelle cellule staminali del glioblastoma (responsabili di crescita, resistenza e recidive).
Assenza nei tessuti sani: Non si trova nelle cellule cerebrali normali, riducendo così il rischio di effetti collaterali.
Come la metformina "soffoca" il cancro
Attraverso un'analisi multidisciplinare che ha unito biologia molecolare, elettrofisiologia e modelli animali (zebrafish e murini), il team coordinato da Michele Mazzanti e Saverio Minucci dell'Università Statale di Milano, in collaborazione con l'IEO e l'Università di Genova, ha ricostruito il processo di attacco:
Blocco Energetico: La metformina si lega a tmCLIC1 e interrompe la fosforilazione ossidativa, ovvero la fase finale della respirazione cellulare, privando la cellula tumorale dell'energia necessaria per sopravvivere.
Morte Cellulare: Il legame innesca una reazione a catena che porta alla degradazione della proteina MCL-1, che normalmente protegge il tumore dalla morte programmata (apoptosi).
Il segreto è nella somministrazione
Un elemento cruciale emerso dallo studio riguarda il fallimento di precedenti test clinici. I ricercatori hanno dimostrato che l'efficacia della metformina non dipende solo dal dosaggio, ma dalla costanza della somministrazione.
"La somministrazione cronica e costante nel tempo, anche a dosi minime (nanomolari), è fondamentale per ottenere una riduzione significativa della massa tumorale," spiegano gli autori Francesca Cianci, Ivan Verduci e Riccardo Cazzoli.
Prospettive future
Questa scoperta apre la strada a due percorsi clinici paralleli:
Riposizionamento terapeutico: Utilizzare la metformina già esistente con nuovi protocolli di somministrazione mirati al glioblastoma.
Nuovi farmaci: Sviluppare molecole di nuova generazione ancora più specifiche per il bersaglio tmCLIC1, al fine di eliminare le cellule staminali tumorali e prevenire il ritorno della malattia dopo l'intervento.



