Il diabete di tipo 1 non ha età: la sfida della diagnosi negli adulti e negli anziani

Il diabete di tipo 1 è sempre stato considerato, nell'immaginario comune, una malattia esclusiva dell'infanzia. In realtà, questa patologia autoimmune può manifestarsi frequentemente anche in età adulta, spesso superati i 30 anni. In questa fascia anagrafica, però, il rischio di una mancata diagnosi o di un'errata classificazione come diabete di tipo 2 (non autoimmune) è molto alto, con pesanti ripercussioni sulla tempestività e sull'efficacia delle cure.
A fare luce su questo fenomeno è un articolo pubblicato sulla rivista Diabetes Care, coordinato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la University of Exeter. Lo studio analizza come l’età influenzi lo sviluppo, la diagnosi e la gestione della malattia lungo tutto l'arco della vita.
Primi 1.000 giorni di vita: ecco come si modella il sistema immunitario dei bambini

Il sistema immunitario dei bambini nei loro primi anni di vita non è incompleto o “immaturo” come si è creduto per molto tempo. Si tratta, al contrario, di un apparato altamente specializzato e dinamico, programmato specificamente per gestire il delicato passaggio dall'utero materno all'ambiente esterno.
Questo nuovo paradigma scientifico emerge da una revisione pubblicata sulla rivista Nature Immunology dal team internazionale del progetto IDEAL (Immune Development in Early Life). Lo studio – che vede la collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il Boston Children’s Hospital, la Columbia University e la Yale School of Medicine – individua nei primi 1.000 giorni (dal concepimento ai primi 2-3 anni) una finestra temporale decisiva per lo sviluppo delle difese e per il rischio futuro di sviluppare asma, allergie o risposte insufficienti ai vaccini.
Dagli scarti della canapa alle proteine del futuro: la svolta "green" della ricerca italiana

Le infiorescenze della canapa industriale, storicamente considerate un sottoprodotto difficile da smaltire o valorizzare, sono pronte a trasformarsi in una risorsa preziosa per l'alimentazione sostenibile. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica ACS Food Science & Technology, frutto di una collaborazione internazionale che vede in prima linea l'Università di Padova e l'Università di Camerino, insieme a partner scientifici di Dublino e della Repubblica Ceca.
Grazie a tecnologie estrattive pulite, i ricercatori sono riusciti a ricavare dagli scarti vegetali delle polveri proteiche stabili, ideali per integratori, mangimi e alimenti plant-based.
Tecnologia pulita: acqua, ultrasuoni e microonde
Fino a oggi l'industria ha sfruttato la canapa soprattutto per l'edilizia, il tessile e la produzione di oli, lasciando inesplorato il potenziale delle sue proteine. Il team di ricerca ha colmato questo vuoto sviluppando un processo di estrazione ecologico sulla varietà di Cannabis sativa denominata "Finola". Il metodo esclude solventi chimici nocivi e si affida unicamente all'acqua, potenziata dall'azione di microonde e ultrasuoni.
Cellule staminali: un'entropia invisibile ne decide il destino

Le forti variazioni nel comportamento delle cellule staminali scheletriche non sono frutto del caso, ma di una precisa memoria biologica. A svelarlo è una nuova ricerca condotta dall’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isc) insieme alla Sapienza Università di Roma. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista PRX Life dell’American Physical Society, dimostra come le cellule trasmettano alle generazioni future informazioni cruciali, in grado di decidere se la loro discendenza continuerà a dividersi o se si arresterà.
Bambini e sole: i falsi miti sul melanoma e le regole per la vera prevenzione

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù fa chiarezza sui tumori della pelle nei più piccoli: il melanoma pediatrico resta raro, ma le buone abitudini sotto il sole devono iniziare fin dall'infanzia.
Con l'arrivo dell'estate e delle giornate all'aperto, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù lancia una campagna di informazione per proteggere la pelle dei più piccoli. L'obiettivo è smontare le convinzioni errate sul melanoma pediatrico e spostare l'attenzione dei genitori dall'ansia per i controlli precoci alla reale prevenzione quotidiana.
Il melanoma nei bambini è una patologia rara, che rappresenta appena l’1% di tutti i tumori maligni della fascia pediatrica. Negli ultimi cinque anni, l'Ospedale romano ha preso in carico circa 40 casi, riscontrati soprattutto tra gli adolescenti o in bambini con precisi fattori di rischio. Questi pazienti vengono seguiti da un'équipe medica multidisciplinare che unisce dermatologi, oncologi, chirurghi e neuroradiologi.
Alzheimer: la molecola MR-409 riduce placche e infiammazione nei test in laboratorio

Una ricerca guidata dall'Università di Torino dimostra che il composto protegge memoria e neuroni attaccando la malattia su più fronti, aprendo la strada a nuove cure.
Un team di ricerca internazionale ha scoperto una promettente strategia per combattere l'Alzheimer, una delle forme di demenza più diffuse a livello globale. Lo studio evidenzia come l'ormone GHRH e, in particolare, un suo derivato sintetico chiamato MR-409, siano stati in grado di limitare i principali danni cerebrali causati dalla patologia all'interno di modelli sperimentali.
Oggi l'Alzheimer interessa milioni di pazienti in tutto il mondo, ma i farmaci attuali si limitano per lo più a gestire i sintomi senza bloccare il declino cognitivo. La vera sfida della scienza è quindi individuare terapie "malattia-modificanti", capaci cioè di salvaguardare il tessuto cerebrale e rallentare il decorso della patologia.
Mitocondri e infiammazione: scoperto il meccanismo cellulare che apre a nuove cure

Uno studio internazionale guidato dall’Università di Padova dimostra come l’ingresso di calcio nei mitocondri regoli le difese immunitarie, offrendo una nuova strategia contro le malattie infiammatorie.
I mitocondri non sono più considerati solo le "centrali energetiche" delle nostre cellule, ma veri e propri registi dell'infiammazione. A confermarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «Cell Death & Differentiation», condotto dalle ricercatrici Gaia Gherardi e Francesca Spinelli e coordinato dal professor Rosario Rizzuto dell’Università di Padova, in collaborazione con l’IRCCS San Raffaele di Milano e l’Università di Cambridge.
Lotta ai tumori: scoperta la proteina "scudo" che spegne il sistema immunitario

Una nuova ricerca coordinata dall'Università Sapienza di Roma ha individuato una proteina che funge da vero e proprio freno biologico per le nostre difese, favorendo la crescita delle masse tumorali. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal for ImmunoTherapy of Cancer, getta le basi per lo sviluppo di farmaci di nuova generazione capaci di colpire anche i tumori oggi più difficili da trattare.
Il limite delle attuali immunoterapie
Tra le armi più efficaci oggi a disposizione contro il cancro ci sono gli anticorpi monoclonali diretti contro i cosiddetti checkpoint immunitari (una scoperta che è valsa il Premio Nobel per la Medicina nel 2018 a James P. Allison e Tasuku Honjo). Questi farmaci funzionano disattivando i "freni molecolari" che il tumore usa per nascondersi, permettendo così alle cellule immunitarie di aggredirlo.
Denti, chimica e mappe digitali: la Sapienza rivoluziona lo studio sulle migrazioni nell'antichità

Come si spostavano gli uomini, le donne e i bambini migliaia di anni fa? Quali rotte seguivano per commerciare, cercare risorse o sfuggire ai cambiamenti climatici? A queste domande risponde un innovativo studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma, pubblicato sul Journal of Archaeological Science. La ricerca ha sviluppato un metodo d'avanguardia che unisce le analisi biologiche alla cartografia digitale per ricostruire, con una precisione mai vista prima, la mobilità delle comunità del passato.
La "firma geologica" custodita nei denti
Fino ad oggi, lo strumento principale degli archeologi per tracciare i movimenti antichi è stata l'analisi degli isotopi dello stronzio. Questo elemento chimico è presente nelle rocce e varia da regione a regione a seconda della geologia locale, creando una vera e propria "impronta digitale" del territorio. Attraverso l'acqua e il cibo, lo stronzio viene assorbito dall'organismo e si fissa definitivamente nei denti e nella rocca petrosa (una parte interna del cranio) durante l'infanzia.
Il gigante del Pleistocene ha un volto: risolto dopo due secoli l'enigma del bradipo brasiliano

Per quasi duecento anni la sua identità è rimasta avvolta nel mistero, basata solo su una manciata di indizi. Oggi, grazie a una ricerca internazionale a cui partecipa l'Università Statale di Milano, la paleontologia è finalmente riuscita a dare un volto e una storia all'Ocnotherium giganteum, un colossale bradipo terrestre che popolava il Sudamerica durante il Pleistocene.
Lo studio, pubblicato sullo Zoological Journal of the Linnean Society, rappresenta la ricostruzione più completa mai realizzata di questo gigante preistorico, risolvendo un giallo scientifico iniziato a metà dell'Ottocento.
Dalle grotte del Brasile alla svolta scientifica
Il mistero ebbe inizio intorno al 1850, quando nelle grotte del Minas Gerais, in Brasile, vennero ritrovati pochissimi denti isolati. Troppo poco per un'attribuzione certa: gli esperti ipotizzarono che appartenessero a un antico bradipo, ma senza prove solide l'animale rimase un fantasma della preistoria.
La svolta è arrivata grazie alle recenti spedizioni del paleontologo Càstor Cartelle (della Pontifícia Universidade Católica di Minas Gerais), che nelle stesse grotte ha recuperato nuovi straordinari fossili, tra cui scheletri parziali e un cranio quasi integro.
Medicina
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Paleontologia
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