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Ottobre 2026


A team from Oxford, Berkeley, Zurich and Yale places the origin of animals between 800 and 700 million years ago, 126 to 226 million years before the oldest animal fossils. The argument rests on an absence in a Mongolian rock, not on a new fossil. The study appeared in Science Advances on 2 October 2026.

 

 

The dates in play for the origin of animals, in millions of years ago: the molecular-clock estimate of Lole Durbin et al., the deposits proposed as a maximum limit, the Kheseen Biota, the biomarkers, the Weng’an Biota and the earliest animal fossils. Ages and localities marked with an asterisk come from the University of Oxford press release. Chart produced by ScienceOnline from data in Lole Durbin O.M. et al., Science Advances 2026, doi 10.1126/sciadv.aeg6289.
Image file: 2026-10-08_02_grafico_en.png

Pubblicato in Scienceonline



Un gruppo di Oxford, Berkeley, Zurigo e Yale colloca l’origine degli animali fra 800 e 700 milioni di anni fa, da 126 a 226 milioni di anni prima dei fossili animali più antichi. L’argomento non è un fossile nuovo, ma un’assenza in una roccia della Mongolia. Lo studio è uscito su Science Advances il 2 ottobre 2026.

 

 

Le date in discussione sull’origine degli animali, in milioni di anni fa: la stima dell’orologio molecolare di Lole Durbin et al., i depositi proposti come limite massimo, il biota di Kheseen, i biomarcatori, il biota di Weng’an e i primi fossili animali. Le età e le località segnate con l’asterisco vengono dal comunicato dell’Università di Oxford. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Lole Durbin O.M. et al., Science Advances 2026, doi 10.1126/sciadv.aeg6289.
File immagine: 2026-10-08_02_grafico_it.png

Pubblicato in Zoologia



A Kyushu University pilot study of twelve women aged 35 to 60 with disturbed sleep reports fewer awakenings and more slow-wave activity after two weeks with oil from the root of the hinoki cypress. The oil comes from a Kagawa company that co-signs the paper with three authors. The study appeared in the Journal of Wood Science on 1 September 2026.

 

 

 

Design of the pilot study: twelve women aged 35 to 60, at home, two weeks with hinoki root oil and two with an odourless control. Arrows mark when the authors report the first changes. The order of the two phases is not stated in the part of the article read. Chart produced by ScienceOnline from data in Zennifa F. et al., Journal of Wood Science 2026, doi 10.1186/s10086-026-02296-3.
Image file: 2026-10-08_04_schema_en.png

Pubblicato in Scienceonline



Una prova pilota dell’Università di Kyushu su dodici donne fra 35 e 60 anni con disturbi del sonno riferisce meno risvegli e più onde lente dopo due settimane con l’olio di radice di cipresso hinoki. L’olio lo fornisce un’azienda di Kagawa, che firma il lavoro con tre autori. Lo studio è uscito su Journal of Wood Science il 1° settembre 2026.

 

 

Lo schema della prova pilota: dodici donne fra 35 e 60 anni, a casa propria, due settimane con l’olio di radice di hinoki e due con un controllo inodore. Le frecce indicano quando gli autori riferiscono i primi cambiamenti. L’ordine delle due fasi non è indicato nella parte dell’articolo letta. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Zennifa F. et al., Journal of Wood Science 2026, doi 10.1186/s10086-026-02296-3.
File immagine: 2026-10-08_04_schema_it.png

Pubblicato in Medicina


In Sabah, Malaysia, the wasp Dasyproctus agilis hollows out stems of the tree Macaranga pearsonii, home to Crematogaster ants, and stocks them with flies for its larvae. A study published in PeerJ on 15 April 2026 finds it more often in oil palm plantations than in logged forest.

 

 

Schematic drawing, not to scale. In a hollow Macaranga stem, Crematogaster ants occupy the chambers while the wasp Dasyproctus agilis hollows out a section and stocks it with flies for its larvae. It does not depict a real specimen. Drawing by ScienceOnline from the abstract of Leština D. et al., PeerJ 2026, doi 10.7717/peerj.20984.
Image file: 2026-10-08_03_schema_en.png

Pubblicato in Scienceonline



Nel Sabah, in Malesia, la vespa Dasyproctus agilis scava i fusti dell’albero Macaranga pearsonii, abitati dalle formiche Crematogaster, e li riempie di mosche per le larve. Uno studio uscito su PeerJ il 15 aprile 2026 la trova più spesso nelle piantagioni di palma da olio che nella foresta sfruttata.

 

 

 

Disegno schematico, non in scala. In un fusto cavo di Macaranga le formiche Crematogaster occupano le camere, la vespa Dasyproctus agilis ne scava un tratto e vi accumula mosche per le larve. Non rappresenta un esemplare reale. Disegno di Scienzaonline dall’abstract di Leština D. et al., PeerJ 2026, doi 10.7717/peerj.20984.
File immagine: 2026-10-08_03_schema_it.png

Pubblicato in Scienza generale



A Nature Communications study sets the catches of 1,246 species against ocean temperature and algal production. When a year of extreme heat is followed by a year of poor productivity, the odds of a collapsed catch rise by almost 80 per cent. The Mediterranean is among the most exposed seas.

 

Left, odds ratios of a year of extremely low catch after two consecutive years of extreme heat and after a year of extreme heat followed by minimum primary production, with 95 per cent confidence intervals. Right, share of stocks in a year of extremely low catch in the early 1990s and in the projection to 2060, approximate values given by the authors.
Chart produced by ScienceOnline from data in Cheung W.W.L. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-77077-z

Pubblicato in Scienceonline



Uno studio su Nature Communications incrocia le catture di 1.246 specie con la temperatura e la produzione di alghe del mare. Quando a un anno di caldo estremo segue un anno di mare povero, le odds di un pescato crollato crescono di quasi l’80 per cento. Il Mediterraneo è fra le aree più esposte.

 

 

A sinistra, odds ratio di un anno di pescato estremamente basso dopo due anni di fila di caldo estremo e dopo un anno di caldo estremo seguito da produzione primaria minima, con intervalli di confidenza al 95 per cento. A destra, quota di stock in un anno di pescato estremamente basso all’inizio degli anni Novanta e nella proiezione al 2060, valori approssimati dagli autori.
Elaborazione di Scienzaonline su dati di Cheung W.W.L. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-77077-z

Pubblicato in Ambiente
Giovedì, 08 Ottobre 2026 11:40

Monetaria moneta. The brood



On Guam in 1980, Stefano Gargiullo photographed a female Monetaria moneta sitting on her eggs, half a metre down. Few people have seen the scene in the wild. A thesis from 1971 tells how many eggs there are, how long the brooding lasts and why, in the tank, the larvae never reach the bottom. Second in the series on cowries.

 

The same scene from another angle, with the cowrie towards the rim of the fragment. Nearly all the mass of white capsules shows. Guam, Micronesia, 1980, half a metre deep. Foto Stefano Gargiullo, pubblicata con il suo permesso.

Pubblicato in Scienceonline
Giovedì, 08 Ottobre 2026 10:50

Monetaria moneta. La cova


A Guam, nel 1980, Stefano Gargiullo fotografò una femmina di Monetaria moneta seduta sulle sue uova, a mezzo metro di fondo. È una scena che quasi nessuno ha visto in natura. Una tesi del 1971 dice quante sono quelle uova, quanto dura la cova e perché in vasca le larve non arrivano mai al fondo. Secondo della serie sulle cowrie.

 

La stessa scena da un’altra angolatura, con la cowrie verso il bordo del frammento. La massa di capsule bianche si vede quasi per intero. Guam, Micronesia, 1980, mezzo metro di profondità. Foto Stefano Gargiullo, pubblicata con il suo permesso.

Pubblicato in Scienze Naturali
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