The virus that kills three patients in four and cannot spread

Nipah has a case fatality rate between forty and seventy-five per cent and a reproduction number below one. That is why it frightens us, and it is also why after twenty-eight years it still has no licensed vaccine.
In 1998, on the pig farms of Malaysia, a new disease appeared. Encephalitis, high fever, coma. Two hundred and sixty-five confirmed cases, one hundred and five deaths. The virus took its name from the village of Sungai Nipah.
The natural reservoir is fruit bats of the family Pteropodidae, the flying foxes. From bats the virus reaches humans through direct contact, through contaminated food, or via an intermediate host. In Malaysia it was pigs. In Bangladesh it is mainly raw date palm sap, collected overnight in vessels where bats come to drink.
Il virus che uccide tre malati su quattro e non riesce a diffondersi

Il Nipah ha una letalità fra il quaranta e il settantacinque per cento e un numero di riproduzione inferiore a uno. È la ragione per cui fa paura, ed è anche la ragione per cui dopo ventotto anni non ha un vaccino autorizzato.
Nel 1998, negli allevamenti di maiali della Malesia, comparve una malattia nuova. Encefalite, febbre alta, coma. Duecentosessantacinque casi accertati, centocinque morti. Il virus prese il nome dal villaggio di Sungai Nipah.
Il serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae, le volpi volanti. Dai pipistrelli il virus passa all’uomo per contatto diretto, per consumo di alimenti contaminati, o attraverso un ospite intermedio. In Malesia furono i maiali. In Bangladesh è soprattutto la linfa di palma da dattero, raccolta di notte nei recipienti dove i pipistrelli vanno a bere.
Da allora il Nipah torna quasi ogni anno in Bangladesh, e a intervalli in India. Nel 2026 un focolaio si è verificato nel Bengala Occidentale. L’Organizzazione mondiale della sanità lo tiene fra i patogeni prioritari, e così fanno la coalizione internazionale per la preparazione alle epidemie e gli istituti americani della sanità.

