An arm for the Denisovans

Artifacts and faunal remains from Denisova Cave, in the Altai Mountains. The originals were displayed in the temporary exhibition "Le troisième Homme" at the Musée national de Préhistoire in Les Eyzies-de-Tayac, France. They are not from Bianfu Cave: they come from the site that gave the group its name.
Thilo Parg / Wikimedia Commons — License: CC BY-SA 4.0
Four and a half centimetres of bone, found among sixty thousand fragments in a cave in Yunnan. The DNA had not survived; the proteins had. And the radius that emerged looks neither like us nor like Neanderthals: it looks like both, in different places.
Denisovans are the only extinct human group we know almost entirely through genetics. They were identified in 2010 from a fragment of finger bone found in a cave in the Siberian Altai: not from a skull, not from a skeleton, but from a DNA sequence that matched neither us nor Neanderthals.
Un braccio per i Denisova

Manufatti e resti faunistici dalla grotta di Denisova, nei monti Altai. Gli originali erano esposti nella mostra temporanea «Le troisième Homme» al Musée national de Préhistoire di Les Eyzies-de-Tayac, in Francia. Non provengono dalla grotta di Bianfu: sono i reperti del sito che ha dato il nome al gruppo umano di cui l’articolo si occupa. Thilo Parg / Wikimedia Commons — License: CC BY-SA 4.0
Quattro centimetri e mezzo di osso, trovati fra sessantamila frammenti in una grotta dello Yunnan. Il DNA non si era conservato, le proteine sì. E il radio che ne è uscito non somiglia né a noi né ai neandertaliani: somiglia a entrambi, in punti diversi.
I Denisova sono l’unico gruppo umano estinto che conosciamo quasi soltanto attraverso la genetica. Furono identificati nel 2010 da un frammento di falange trovato in una grotta dell’Altai siberiano: non da un cranio, non da uno scheletro, ma da una sequenza di DNA che non corrispondeva né a noi né ai neandertaliani.
Da allora l’elenco dei reperti sicuri è cresciuto poco: una mandibola e una costola da una grotta dell’altopiano tibetano, una mandibola ripescata nello stretto di Taiwan, un cranio quasi completo da Harbin, nel nord-est della Cina. Del corpo sotto il collo si sapeva praticamente nulla: una falange e una costola.
Infezioni fungine nel passato: nuove scoperte nell'Italia centrale dalla necropoli di Selvicciola

Uno studio internazionale guida Sapienza ha individuato probabili segni di micosi in cinque scheletri umani risalenti tra la tarda Antichità e l'alto Medioevo. La ricerca, apparsa su Scientific Reports, introduce un modello diagnostico innovativo per la paleopatologia.
Metodologia e dettagli dello studio
Mentre oggi le infezioni da funghi sono una preoccupazione sanitaria in crescita, la loro diffusione antica rimane un campo poco esplorato a causa della difficoltà nel distinguere le lesioni micotiche da quelle di altre malattie sui resti scheletrici. Per superare questo ostacolo, il team ha unito la paleopatologia classica alla tomografia computerizzata e alla ricostruzione 3D:
Analisi avanzata: Le tecnologie digitali hanno consentito di esaminare zone interne del cranio altrimenti inaccessibili, come le cavità nasali e le impronte dei vasi meningei.
Nuovo approccio diagnostico: Come spiegato da Ileana Micarelli (Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza), è stato applicato un "threshold method" che suddivide i tratti scheletrici in base alla loro forza diagnostica (fortemente diagnostici, diagnostici o suggestivi) per rendere la diagnosi delle micosi più trasparente e replicabile.

