Il meccanismo d'azione:
La variante frena l'attività del gene.
I globuli rossi che ne derivano sono più grandi e biochimicamente diversi dal normale.
Queste cellule diventano una "trappola" mortale per il Plasmodium falciparum.
Una lezione dall'evoluzione sarda
Per secoli, la Sardegna è stata un campo di battaglia per la malaria. Chi possedeva questa variante sopravviveva più facilmente, trasmettendola ai figli.
"La nostra genetica è un archivio delle malattie del passato. Questa variante è un adattamento biologico selezionato dai secoli di convivenza con il parassita," spiega il coordinatore dello studio Francesco Cucca.
Sebbene questa mutazione sia nata in Europa dopo la migrazione dell'Homo Sapiens dall'Africa — e sia quindi assente nelle zone tropicali dove oggi la malaria uccide 600.000 persone l'anno — la sua efficacia è stata provata in laboratorio.
Come muore il parassita?
L'equipe guidata da Antonella Pantaleo ha infettato i globuli rossi "varianti" osservando un fenomeno straordinario: il parassita non solo smette di crescere, ma muore. Il segreto risiede in un aumento dello stress ossidativo all'interno della cellula, che crea un ambiente invivibile per l'invasore, in modo simile a quanto accade in chi soffre di deficit di G6PD (favismo). Questa scoperta non è solo una curiosità storica, ma un progetto per il futuro. L'obiettivo della scienza è ora quello di "copiare" la natura.

